Un esempio quotidiano: la pausa caffè
Alla macchinetta del caffè, un collega ti dice:
“Mi sento in trappola, il lavoro mi sta prosciugando.”
E tu… lo senti davvero. Troppo.
Ti accorgi che inizi a portare quel peso con te. Tristezza, stanchezza, confusione.
È empatia, certo. Ma è sempre utile?
Ti sei mai chiesto quanto ti costa emotivamente essere empatico?
Perché sentire con l’altro non è sempre un dono.
L’empatia può trasformarsi in un problema quando sentire con l’altro diventa sentire per l’altro.
Quando “sentire troppo” pesa, come proteggerti?
Cos’è davvero l’empatia? La distinzione che può fare la differenza
In psicologia si distinguono due tipi principali di empatia:
- Empatia emotiva: risuonare con l’emozione dell’altro – Sento ciò che senti
- Empatia cognitiva: comprendere senza assorbirne il peso – Capisco ciò che senti
Diversi autori, poi aggiungono altre componenti (es. Hoffmann aggiunge la componente motivazionale, 2008; Blair aggiunge quella motoria, 2005).
Secondo lo psicologo Paul Bloom, autore di Against Empathy, l’empatia emotiva può essere fuorviante: ci espone a bias emotivi perché tendiamo a provare empatia per le persone simili a noi e ci allontana da azioni realmente utili.
Provare empatia, infatti, non significa automaticamente comprendere, tantomeno aiutare.
Anzi, possiamo finire per proiettare emozioni nostre sull’altro, generando incomprensioni.
Quando l’empatia emotiva si trasforma in trappola
L’empatia, se non accompagnata da confini emotivi e autoregolazione, rischia di trasformarsi in un sovraccarico.
Ti è mai capitato di:
- uscire da una conversazione sentendoti scarico?
- non riuscire a staccare dai problemi degli altri?
- sentirti in colpa per aver detto “no”?
In questi casi, l’empatia diventa confusione emotiva, ti svuota anziché connetterti a qualcuno.
L’empatia al lavoro: quando “sentire troppo” pesa, come proteggerti?
In molti contesti lavorativi – in particolare nelle professioni d’aiuto, HR, insegnamento, leadership – l’empatia è fondamentale.
Ma senza consapevolezza può diventare:
- difficoltà nel mettere confini chiari
- accumulo di stress emotivo
- stanchezza cronica
- difficoltà decisionali
L’empatia, se mal gestita, può diventare una fonte di burnout.
Ma è anche una competenza che puoi allenare. Ecco come renderla utile, senza che ti svuoti.
- Riconosci quando stai assorbendo emozioni altrui
Dopo una conversazione difficile, fermati e chiediti:
“Questa emozione è mia o dell’altra persona?”
- Impara a dire “ti ascolto, ma non posso portare questo peso per te”
Essere d’aiuto non significa farsi carico di tutto.
A volte, la presenza è più potente della soluzione.
- Crea spazi di recupero emotivo
Dopo momenti intensi, prenditi del tempo per te.
Una pausa non è un lusso: è una strategia di sostenibilità emotiva.
- Distingui empatia da compassione
Empatia: sentire con l’altro
Compassione: comprendere e agire senza fondersi
La compassione ti permette di essere sensibile e restare lucido allo stesso tempo.
- Agisci in modo utile
Focalizzati su un gesto concreto, una domanda, un piccolo supporto.
Essere empatico significa contribuire, non sostituirsi.
In conclusione
Essere empatico non vuol dire sacrificarsi.
Vuol dire stare nelle relazioni con autenticità e presenza, senza perdere te stesso.
Se ti sei riconosciuto in queste righe, forse è il momento di riconoscere il tuo limite e trasformarlo in risorsa.
Scrivimi per una call conoscitiva gratuita: ti ascolterò con empatia (quella buona) e ti aiuterò a trovare strumenti pratici per proteggerti senza chiuderti.





